Castello di Giulio II    
Tra il 1483 e il 1487, durante il pontificato di Sisto IV, il Cardinale Giuliano della Rovere (futuro papa Giulio II) finanziò la costruzione del Castello affidando i lavori all’architetto fiorentino Baccio Pontelli (iscrizione sul portale di accesso al cortile).
Il complesso architettonico costituito da un sistema perimetrale di casamatte (camere da sparo), che raccordano tre torrioni, il principale dei quali ingloba la precedente torre voluta da papa Martino V, da un rivellino e da un ampio fossato circostante, si qualifica quale esempio di architettura militare rinascimentale.
L’andamento del Tevere, determinante per l’insediamento del Borgo, condiziona insieme a quest’ultimo, la pianta di forma triangolare della Rocca la cui funzione primaria è quella di controllo e di difesa del fiume.
La valenza strategico-militare della Rocca è parzialmente attenuata, negli anni successivi, dalla costruzione di ambienti residenziali sul lato occidentale del cortile e dallo scalone, attribuibile, come indica l’iscrizione sul portale, a Giulio II (1503-1513).
Il nuovo scalone monumentale, articolato in tre rampe, presenta volte e pareti decorate con affreschi policromi (mito di Ercole) eseguiti da artisti della scuola di Baldassarre Peruzzi. Attorno alla metà del sec. XVI due eventi segnano il declino del castello: l’assedio del duca d’Alba (1556) e l’inondazione del Tevere (1557) conseguenza della quale fu lo spostamento del fiume verso settentrione.
Le mutate condizioni territoriali unitamente ai gravi danni subiti dal sistema difensivo, determinarono la decadenza della Rocca di Giulio II che fu sostituita nelle sue funzioni doganali dapprima da Tor Boacciana (sec. XII) ed in seguito da Tor San Michele.
Nei secoli successivi l’autorità pontificia intervenne con piccole opere di ordinaria manutenzione fino al 1736 quando Pio VI, nell’ambito di un vasto piano di bonifica finalizzato allo sfruttamento delle saline, restaurò i danni che la Rocca aveva subito nel corso dell’occupazione spagnola.
La sistematica attività di scavo nella città romana determina prima sotto Pio VII (1800-1823) e poi sotto Pio IX (1846-1878), lavori di adeguamento all’edificio, che divenne alloggio dei forzati utilizzati negli scavi, e sede del primo museo dei reperti rinvenuti.

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